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Calise, Sms sotto accusa: “Ragazzi più stringati anche nella vita”

Inviato da prof. Guidotti il Mar, 06/19/2007 - 17:27
Attenzione, gli sms «accorciano» la vita. A forza di scrivere messaggini sul telefonino, si è ristretto il linguaggio, si sono abbreviati i pensieri e le emozioni sono diventate poco più che smorfie da condensare in una «faccina». Tutto si è rimpicciolito nella testa dei ragazzi ormai dipendenti dallo short message system, meglio definito «Sistema Molto Simpatico» di comunicare velocemente ad un costo bassissimo.
Hanno difficoltà a parlare, sono più irascibili e soprattutto, avvertono gli studiosi della Crusca, sentono il bisogno di essere stringati anche nella vita.
Dopo aver ucciso la lingua italiana, gli sms «frantumano» le relazioni. E così sul web, a colpi di chat, blog e forum, parte la controffensiva: basta con tutto quello che è short, stop al lessico breve e incomprensibile dei messaggini; bisogna tornare al lungo, alle parole scritte per bene e ai concetti ricchi e articolati (Questo blog non è un sms).
Dire tutto, in centosessanta caratteri, al costo minimo di dieci centesimi è, probabilmente, l’unica legge che nessun adolescente sognerà mai di infrangere.
In Italia il 56% dei bambini tra i 9 e i 10 anni ha un telefono cellulare; il 38,7% lo utilizza soprattutto per inviare sms; il 30,2% fa in media da una a tre telefonate al giorno; solo il 32,5% lo spegne prima di andare a dormire.
Di fronte a questi dati, medici, psicologi e neuropsichiatri lo scorso marzo a Riyadh, in Arabia Saudita, nel corso di una conferenza internazionale sui problemi psicologici legati alle nuove tecnologie, denunciarono come con gli sms siamo di fronte a fenomeni gravi di dipendenza. Tanti gli effetti negativi sulle relazioni sociali di un ragazzo e sul suo carattere, come irascibilità e disturbi dell’umore.
L’sms conferisce al cellulare funzioni psicologiche del tutto distanti da quelle tecnologiche. Il telefonino, infatti, permette un avvicinamento o un allontanamento emotivo rispetto all’altro. Così si evitano emozioni, imbarazzi, silenzi e insicurezze.
Secondo l’istituto di ricerca ISIMM, sono circa sessantatré i milioni di sms che ogni giorno circolano in Italia. La Demoskopea, società italiana di sondaggi, ha registrato che il 37% dei ragazzi fra i 13 e i 18 anni avverte dei chiari sintomi di dipendenza da messaggini.
Un’abitudine che ha riflessi negativi sulle relazioni psicologiche e sociali e che può provocare problemi di linguaggio.
I dati lasciano pensare che la comunicazione via sms potrebbe sostituire la «comunicazione reale», che lo strumento tecnico prenda il sopravvento e finisca per sostituirsi alla realtà.
E che dire del linguaggio? L’sms ha eliminato le differenze tra lo scritto e il parlato: si scrive come si parla e si parla sempre più con neologismi inventati apposta per la scrittura dei brevi messaggi. Un linguaggio stringato, essenziale, a volte neanche sufficiente ad esprimere un concetto.
Sempre più spesso lettere come la «k» sostituiscono il troppo lungo e oneroso «ch» e c’è chi lamenta, soprattutto nei consigli scolastici, la continua sostituzione della preposizione semplice «per» con una più pratica e veloce «x».
Ma il linguaggio sintetico non rischia di invadere soltanto i fogli di protocollo dei temi d’italiano; va ad insinuarsi, soprattutto, nelle funzioni cognitive ed emotive che, in un ragazzo di circa tredici anni, sono ancora tutt’altro che sviluppate. Ci si avvia, con l’uso di un linguaggio di questo tipo, alla strutturazione di un pensiero troppo sintetico.
Ad accorgersi del cambiamento radicale che la lingua italiana sta subendo sono anche gli Accademici della Crusca, studiosi legati alla più antica accademia linguistica del mondo, che lo scorso 11 maggio si sono riuniti in un convegno per discutere sul fenomeno.
Vera Gheno, collaboratrice dell’Accademia e docente al Laboratorio di Italiano Scritto dell’Università di Firenze, dice che «gli errori, o meglio le caratteristiche della lingua che si riscontrano negli sms, è difficile trovarli nei testi che si scrivono all’università, perché i ragazzi hanno la coscienza di elaborare un testo diverso. Le maggiori difficoltà che invece hanno i ragazzi riguardano il muoversi fra diversi tipi di lingua: sono bravissimi a scrivere sms, ma fanno molta fatica, ad esempio, a trovare il registro giusto quando parlano con un docente, oppure quando devono scrivere la tesi: è come se ci fosse una maggiore necessità di essere stringati anche nella vita reale». Il problema risiederebbe, dunque, nella difficoltà ad adeguare il tipo di linguaggio ad una determinata situazione.
I messaggini diventano ancora più brevi con il ricorso agli «emoticon», le «faccine» create con i segni della punteggiatura: un modo per esprimere gli stati d’animo che, a parole, sarebbero troppo difficili da spiegare.
(Alessandra Calise, «Il Messaggero», 19 giugno 2007)

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