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Sobrero, Ma caro studente, il balzello non è un piccolo balzo

Inviato da prof. Guidotti il Dom, 03/11/2007 - 16:12
Vorrei parlare di scuola, senza parlare dei perizomi delle professoresse, né dei pestaggi fra bulli, né di sangue, né di cocaina. E nemmeno di cellulari. È ancora possibile? Forse no, o forse sí, ma ancora per poco: la scuola, nell’immaginario popolare, sta diventando l’immondezzaio della maldicenza, la sentina di tutti i mali, il luogo di perdizione dei nostri bravi e virtuosi giovinetti che lí imparano il consumismo, la corruzione, l’odio e la violenza.
Perché non parlare, ogni tanto, anche di scuola-scuola? Di quello che si insegna, e come. Del lavoro degli insegnanti, dei problemi. E ce ne sono, di problemi!
Voglio offrire qualche dato su un problema che conosco abbastanza da vicino, e che a me – e non solo a me – sembra grave. Il vocabolario dei nostri ragazzi è sempre piú ridotto, incerto, evanescente. Forse non siamo alle «seicento parole» di cui parlava un autorevole giornalista del «Corriere della Sera», ma certo possiamo dire che conoscono molto meno parole di quanto crediamo.

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Eco, Gli orrori inutili del Carnevale

Inviato da prof. Guidotti il Ven, 01/14/2005 - 16:52
Mentre scrivo sta terminando l'orrendo Carnevale. Cerco di non uscire di casa, ma non posso evitare di vedere immagini carnascialesche alla televisione, da Viareggio a Venezia. Quando vedo per le strade quelle bambine travestite da damine settecentesche col neo sulla guancia, quei maschietti ingoffiti da un'uniforme alla Zorro con i baffetti fatti col nerofumo, sono preso da accessi di pedofobia e sono colto dal complesso di Erode. Ma non meno tenero sono nei confronti dei loro fratelli maggiori, che scarpinano tristi vestiti da gufo o da Casanova, per non dire dei più diseredati, scalcagnatamente in tuba di cartone e palandrana di sacco.
Odio il Carnevale per ragioni che probabilmente potrebbero interessare uno psichiatra: mi dà noia ogni forma di mascheramento del corpo umano, non dico Platinette, ma persino i professionisti in doppiopetto che si tingono i capelli e le signore che si truccano vistosamente - per non dire dei corpi perforati da anellini e perline o umiliati da tatuaggi papuasi, che mi inducono a una cauta rivalutazione di Lombroso. E non venitemi a fare la sciocca obiezione che porto la barba, perché questa fa parte del corpo come i capelli e i seni, anzi, se proprio c'è qualcuno di anormale, sono gli sbarbati - e il fatto che siano maggioranza non prova che abbiano ragione.

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Lodoli, I miei ragazzi insidiati dal demone della Facilità

Inviato da prof. Guidotti il Mer, 11/06/2002 - 15:56
Cosa sta accadendo nelle menti degli italiani, come mai ho l’impressione che lo stordimento, se non addirittura una leggera forma di demenza, stiano soffiando come scirocco in troppi cervelli, giovani e meno giovani? Quali sono le cause, se ce ne sono, di questo torpore?
Avevo raccontato, un mese fa su «Repubblica», la mia crescente ansia di fronte al silenzio dei miei studenti che sembrano non saper più ragionare. In tanti hanno risposto, mi sono arrivate molte lettere, anche dai ragazzi delle scuole. Capisco che è difficile indicare un unico responsabile, un sicuro colpevole, ma una piccola idea del perché accada tutto questo io me la sono fatta e ve la propongo.
A mio avviso da troppo tempo viviamo sotto l’influsso di una divinità tanto ammaliante quanto crudele, un uccelletto che canta soave, ma che ha un becco così sottile e feroce da mangiarci il cervello. La Facilità è la dea che divora i nostri pensieri, e di conseguenza l’intera nostra vita. La Facilità non va certo confusa con la Semplicità che, come ben sintetizzava il grande scultore Brancusi, «è una complessità risolta». La Semplicità è l’obiettivo finale di ogni nostro sforzo: noi dovremmo sempre impegnarci affinché pensieri e gesti siano semplici, e dunque armoniosi e giusti. La Semplicità è il miele prodotto dal lavoro complicato dell’alveare, è il vino squisito che dietro di sé ha la fatica della vigna. La Facilità, invece, è una truffa che rischia di impoverire tragicamente i nostri giorni. A farne le spese sono soprattutto i ragazzi più poveri e sprovveduti, ma anche noi adulti furbi e smaliziati stiamo concedendo vasti territori a questa acquerugiola che somiglia a un concime ed è un veleno.

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